Fammi gli auguri per tutto l’anno: voglio un gennaio col sole d’aprile, un luglio fresco, un marzo gentile; voglio un giorno senza sera, voglio un mare senza bufera; voglio un pane sempre fresco, sul cipresso il fiore del pesco; che siano amici il gatto e il cane, che diano latte le fontane. Se voglio troppo, non darmi niente, dammi una faccia allegra solamente *Filastrocca di Capodanno” di Gianni Rodari
Esorcizziamo le paure con sigle impersonali, così chiamiamo H1N1 il virus mutante dell’influenza suina; umanizziamo un fenomeno incontrollabile come un uragano dandogli il nome Katrina; utilizziamo modi di dire che sfumano il senso degli avvenimenti della nostra vita e, se dobbiamo descrivere la morte di una persona cara, diciamo che “ci ha lasciato”.
Chi sa se riusciremo a comprendere che dobbiamo allargare gli orizzonti del nostro cuore e della nostra mente al resto del mondo; se riusciremo a capire che non è più possibile abitare nella zona privilegiata di questo “mondo globale” - dove sono disponibili acqua, cibo, energia, istruzione, cure e diritti - e, nel contempo, ignorare l’altra metà che ne è quasi priva. Se riuisciremo a comprendere che dobbiamo pretendere di più, anche da noi stessi, per salvare la dignita di questi uomini, ma anche la nostra.
I periodi di crisi sono terreno fecondo per cambiamenti ed innovazioni: occorre avere il coraggio di guardare con occhi nuovi il mondo che ci circonda per fare un salto di paradigma, anche etico.