Se quattro anni fa Obama ha presentato una nuova immagine degli Stati Uniti d’America, un’immagine diversa, giovane, proiettata nel futuro, pronta ad affrontare le difficili sfide economiche, sociali e ambientali, oggi egli mostra al mondo l’immagine di un’America provata dalle difficoltà della crisi, dalla lotta per il lavoro e per un sistema sanitario più solidale con chi soffre, ma che non ha perso la speranza nel futuro. Una società diversa e più consapevole, un esempio forse più maturo per il futuro dell’ Occidente. Almeno così speriamo.
Globalizzazione è diventata una parola conosciuta ma non compresa e, se è stato semplice per le persone nutrirsi di prodotti coltivati a migliaia di chilometri e per le imprese trarre profitti dal lavoro a basso costo, è ora invece difficile accettare sacrifici nella convinzione di pagare gli errori di qualcuno che opera dall’altra parte dell’oceano, senza la capacità di domandarci se questi errori sono anche errori nostri.
“Mediatore è colui che porta le ragioni dell’uno e dell’altro, e viceversa. E’ colui che si fa carico dell’uno e dell’altro, che sa accogliere il senso del loro dire…Mediatore è colui che si assume i rischi di ogni traduzione; tradurre, concretamente, significa andare all’essenziale, cercare il senso di una vicenda in sè e nel contesto, e riferire con parole vive”. (*) da ”Il lembo del mantello” Carlo Maria Martini - 1991
E’ stato dopo il terremoto de L’Aquila che ho iniziato a domandarmi quali erano le nostre responsabilità. Per ciò che era capitato ai ragazzi della Casa dello Studente. Un anno dopo, ho letto le parole di Giustino Parisse ai suoi figli ed ho capito che lui, il problema della responsabilità, lo aveva affrontato. “…Quella notte di un anno fa, eravamo tutti in quella casa che credevamo la più bella e sicura del mondo. Ero io che ve lo avevo fatto credere e voi di papà avevate fiducia. Io ho tradito la vostra fiducia.”
Stamattina, quando ho appreso dell’esplosione davanti alla Scuola “Francesca Morvillo” ho riletto la lettera di Giustino Parisse a Domenico e Maria Paola e ho ripensato anche ai ragazzi della Casa dello Studente. Oggi non ho voluto ascoltare i telegiornali: pensavo alle ragazze di Brindisi e consideravo, con tristezza e dolore, che non abbiamo saputo difenderle: se è vero che l’Italia non era il Paese più sicuro del mondo, certo non immaginavamo che sarebbero state fatte esplodere bombole di gas all’ingresso di una Scuola.
Oggi sul Web ognuno descriveva la sua teoria ed esponeva le sue certezze. Poche le voci sensate, una su tutte quella di Miti Vigliero che invitava a non alzare bandiere. Personalmente, non ho certezze… non so se è la mafia, il terrorismo internazionale, la malavita locale, il pazzo isolato o il gruppo organizzato, so però che si è trattato di un atto di insensata violenza.
Stasera ho acceso il televisore, per qualche minuto. Poi l’ho spento e ho scritto questi brevi pensieri che dedico a Domenico, Maria Paola e Melissa.
Chi sa se riusciremo a comprendere che dobbiamo allargare gli orizzonti del nostro cuore e della nostra mente al resto del mondo; se riusciremo a capire che non è più possibile abitare nella zona privilegiata di questo “mondo globale” - dove sono disponibili acqua, cibo, energia, istruzione, cure e diritti - e, nel contempo, ignorare l’altra metà che ne è quasi priva. Se riusciremo a comprendere che dobbiamo pretendere di più, anche da noi stessi, per salvare la dignita di questi uomini, ma anche la nostra.